Dicembre 2010 – numero 1
Osservatorio sui protesti e i pagamenti delle imprese
Sintesi dei risultati
Da quando la crisi si è abbattuta sulla nostra economia, le
imprese hanno faticato sempre più a rispettare gli impegni
presi con i propri fornitori: sono aumentate le aziende che
hanno visto propri assegni o proprie cambiali protestate e
il numero di quelle che non hanno rispettato i termini
concordati in fattura.
Tra luglio e settembre si contano circa 68.000 imprese protestate
(+2,3% rispetto al trimestre precedente), per un valore dei protesti
che ammonta complessivamente a circa 780 milioni di euro (+2,1%).
Pur essendo inferiori rispetto ai massimi registrati nel corso del
2009, questi valori rimangono ben al di sopra rispetto al periodo
che precedeva la crisi.
A confermare il perdurare della fase critica per il sistema delle
nostre imprese, i ritardi nei pagamenti osservati in Payline, il
database di Cerved Group che contiene oltre 17 milioni di esperienze
di pagamento sulle imprese italiane, in continua crescita da oltre
due anni.
La maggiore diffusione dei ritardi non dipende da pagamenti più
lenti, ma dalle condizioni più rigide imposte in fattura alle
imprese: con la crisi, i fornitori hanno infatti preteso termini
sempre più stringenti, selezionando i clienti in base alla rapidità
(promessa) nella liquidazione delle partite.
I tempi medi di pagamento si sono così accorciati, ma a ritmi
insufficienti rispetto ai nuovi e più impegnativi termini
concordati: ne è seguito un aumento nella percentuale di imprese
ritardatarie, che è passata dal 55% (terzo trimestre 2008) al 61%
(terzo trimestre 2010).
Il mancato rispetto degli impegni con i fornitori è anche coinciso
con un aumento dei casi più critici, cioè di imprese che hanno
accumulato gravi ritardi, di oltre due mesi rispetto alle condizioni
pattuite.
Cerved Group S.p.A.
C.so Italia 8 - 20122 Milano
E-mail: info@cervedgroup.com
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Febbraio 2011 – Rapporti Flash
Caratteristiche delle imprese, governance e probabilità di insolvenza
Introduzione
Per valutare se un'impresa è affidabile o se rischia l'insolvenza
bisogna guardare innanzi tutto il numero di membri del top management,
l’anzianità dell’azienda, l’area geografica in cui ha la sede legale,
la dimensione.
È uno dei risultati che emergono dai modelli statistici che gli
analisti di Cerved Group hanno condotto sulle variabili
anagrafiche e di management delle imprese, che consentono anche di
definire l'identikit dell’azienda affidabile e di quella rischiosa.
Nelle attività di ricerca e sviluppo del nuovo sistema di rating
integrato, gli analisti di Cerved Group hanno elaborato
modelli statistici specializzati per dimensione aziendale, forma
giuridica e natura dei driver di rischio (risultati di bilancio,
abitudini di pagamento delle imprese, eventi di insolvenza associati
all’azienda, caratteristiche delle imprese, altre informazioni
comportamentali) che sono alla base del rating ECAI (utilizzabile
dalle banche ai fini del calcolo, con il metodo standard, dei
coefficienti patrimoniali prudenziali).
In questo rapporto si presentano alcuni dei risultati dei modelli
che riguardano le variabili tratte dal registro delle imprese.
Il registro delle imprese comprende infatti milioni di
informazioni sulle aziende italiane, che Cerved Group utilizza per
valutare il rischio di credito e la probabilità di insolvenza di
un'impresa.
Da un lato, informazioni anagrafiche sull’azienda
(quando è nata, dove ha la sede legale, in che settore opera, ecc.)
e, dall'altro, informazioni sulla governance della stessa azienda
(la forma giuridica dell'impresa, il numero di soci e/o di
amministratori, le caratteristiche anagrafiche di questi soggetti, ecc.).
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